Art Photo On Air

FE016 – Palazzo dei Musei – Galleria Parmeggiani

Fotografia Europea 2016
Palazzo dei Musei – Galleria Parmeggiani
6 Maggio – 10 Luglio 2016

PAOLO GIOLI
NATURE ATTRAVERSO

Una tecnica il fotofinish, che ho iniziato a utilizzare e reinventare nei primissimi anni settanta. La linea-fessura tradizionale posta nella finestrella d’entrata della fotocamera viene sostituita da un frammento d’immagine fissa attraverso la quale viene ripreso, sempre con pellicola 35mm, un volto in movimento che si troverà in “combutta” con e decostruito da, l’immagine fissa: le nature, appunto, riprese nel Museo Spallanzani.

FABIO BONI
VICINO A NOI

Una produzione di: Comitato di Reggio Emilia della Croce Rossa Italiana per Fotografia Europea
Se dovessi pensare come pensa un bambino, i volontari della Croce Rossa potrebbero sembrarmi proprio come dei super eroi, con le loro uniformi rosse, catarifrangenti, piene di tasche. Ci sono gli uomini, corpulenti e alti, robusti, forti, che ti danno sicurezza, ma anche magri e minuti, che quasi scompaiono nella divisa, che si muovono veloci. Ci sono le donne, che ti assistono, che ti curano, che ti sono vicine. Giovani, meno giovani, anziani, tutti insieme lavorano per noi. Sicuramente i volontari non si sentono per niente super eroi ma persone comuni, che non vogliono apparire, che stanno dietro le quinte, che intervengono solo quando è necessario e scompaiono subito dopo, nei loro abiti quotidiani, nei loro mestieri, nelle loro vite private. Trovo che della parola eroe se ne faccia un uso spesso improprio e fuori luogo, e dunque, siccome che per forza dobbiamo pensare da adulti, vediamo in queste persone una naturale energia, alimentata da amicizie, da convivenze, da affetti, che nasce spontaneamente dal bisogno di stare insieme e dalla voglia di fare qualcosa per gli altri. Poi ci siamo noi, tutti noi, che ogni tanto abbiamo bisogno di aiuto, non vorremmo mai ma a volte succede, di essere in difficoltà, di avere bisogno di qualcuno che ci soccorre, che ci salva, ma anche solo di una persona che ci parla, che ci consola, che trascorre un poco del suo tempo con noi, anche se non ci conosce, anche se la sua vita è molto distante dalla nostra.

SAVERIO CANTONI
COLUMNAE HERCULIS: ARCHITETTURE DI CONFINE E STRATEGIE URBANISTICHE MILITARIZZATE

a cura di Giovanna Calvenzi
La ricerca di Saverio Cantoni affronta le strategie architettoniche e urbanistiche che coinvolgono la costruzione e il mantenimento del confine meridionale della zona demilitarizzata tra le due Coree. Cantoni segue le barriere costruite lungo questo tracciato attraversando tre ecosistemi principali: ambiente marittimo, delta fluviale e terraferma. Suo obiettivo è studiare le tipologie architettoniche sviluppate per dare fisicità al confine più militarizzato al mondo. La DMZ (zona demilitarizzata) attraversa la penisola coreana – come stabilito dagli accordi internazionali del 27 luglio 1953 – e si estende per 2 km. su ciascun lato del confine tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Il margine esterno della DMZ è caratterizzato da doppie recinzioni che impediscono l’accesso alla zona dove corre il confine vero e proprio, confine che diventa quindi invisibile, oltre linee invalicabili.La brillante definizione coniata da Yehre Suh descrive il confine come imagined border nella sua drammatica dissoluzione visiva resa possibile solo grazie a imponenti opere infrastrutturali. Questo confine rappresenta una delle ultime vestigia della guerra fredda, sviluppato secondo parametri che conservano gli apparati estetici dei due opposti modelli economici che hanno segnato profondamente la storia del XXI secolo.La ricerca di Cantoni vuole essere un contributo per un più ampio laboratorio artistico internazionale che prenda posizione a favore dell’unificazione e della ratifica di un accordo di pace bilaterale e definitivo tra la Repubblica Democratica Popolare di Corea e la Repubblica di Corea.

GIULIANO FERRARI
GRAND TOUR
Viaggio nel tempo dell’iPhoneography

Giuliano Ferrari ci propone una ricerca sul tema del Grand Tour, il lungo viaggio in Italia che in passato si affrontava per conoscere l’antichità, la pittura rinascimentale e il paesaggio. Anche il suo percorso ha avuto una lunga durata – temporale e concettuale – perché è il risultato di molti anni di esperienza nel campo del reportage fotografico e rappresenta una risposta alla modifica tecnologica della fotografia. È composto, infatti, con fotografie digitali a bassa post produzione, scattate con un iPhone e accoglie la metamorfosi nell’uso sociale della fotografia, con questo mezzo divenuta familiare a tutti, anche a chi aveva mai utilizzato una fotocamera.In tal modo, per Ferrari il viaggio non è più un itinerario entro un ambiente geografico e storico, ma un percorso all’interno di se stesso alla ricerca delle proprie radici conoscitive ed emotive; è un tentativo di ricomporre in unità i frammenti di esperienze accumulate nel tempo ed è una riflessione sulle proprie capacità di creare un racconto lungo. Esso procede prevalentemente in maniera duale, per immagini affrontate e fra loro collegate da nessi variabili: topografici, temporali, visivi, mnemonici oppure psicologici. In tal modo il suo racconto si colloca su un nuovo gradino nella storia della fotografia, ormai non più “scrittura con la luce”, ma divenuta “re-immaginazione” della realtà, ovvero sua interpretazione attraverso l’immagine digitale.

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