Art On Stage Spotlight

Ferite a morte

FERITE A MORTE
di Serena Dandini
con la collaborazione di Laura Misiti
con Lella Costa, Orsetta Dè Rossi, Rita Pelusio
Teatro Boiardo – Scandiano

Il 12 novembre 2015  il Cinema Teatro Boiardo di Scandiano (RE) ha inaugurato la sua nuova stagione teatrale con il tutto esaurito di FERITE A MORTE, lo spettacolo scritto da Serena Dandini con la collaborazione di Maura Misiti (ricercatrice CNR) e portato in scena da Lella Costa, Rita Pelusio e Orsetta Dè Rossi.
Lo spettacolo arriva a Scandiano pochi giorni dopo essersi aggiudicato il premio come miglior evento non profit/sociale/CSR dell’anno a Siviglia nel corso della decima edizione del premio EUBEA e poche settimane prima della celebrazione (il 25 novembre) della giornata contro la violenza alle donne.

Né la prima serata fredda e umida né le nebbie fitte che attanagliano la pianura da giorni hanno fermato il pubblico che è accorso numeroso al Cinema Teatro Boiardo per assistere a questo spettacolo che, ispirandosi ai monologhi del capolavoro di Edgar Lee Masters  “Antologia di Spoon River” permette alle attrici di “ridar voce” a donne che questa voce l’hanno, purtroppo,  persa per sempre e spesso per mano dei loro mariti, compagni, padri, fratelli.  Sono tutte storie a cui manca il lieto fine consolatorio che lo spettatore ricerca perché sono storie vere, tratte dalla cronaca che troppo spesso riempie i giornali e i telegiornali nazionali ed internazionali.

Lella Costa, consueta e straordinaria mattatrice, insieme alle altrettanto bravissime Orsetta Dè Rossi e Rita Pelusio, calandosi nei panni delle vittime, porta sulle assi del palcoscenico le loro storie, il racconto della loro drammatica e mortale esperienza di vittime del sopruso, dell’umiliazione e della insensata e criminale barbarie degli uomini cha hanno vicino. E lo fanno con le caratteristiche che sono proprie al loro codice attoriale ovvero ricorrendo anche alla leggerezza dell’ironia, alla soavità della battuta comica. Questo registro consente di sorridere, ridere anche, durante lo spettacolo e questa apparente leggerezza (perché, come ci racconta Lella Costa prima dello spettacolo, la vita è fatta anche di quello) aiuta ad alleggerire queste storie drammatiche di donne colpevoli solo di essersi innamorate dell’uomo sbagliato, colpevoli di essere state circondate solo da uomini accecati dalla più irrazionale ed omicida gelosia o da uomini che negano tout court alla donna la sua naturale aspirazione a realizzarsi nella vita come nel lavoro come persona e non come rappresentante di un sesso.

Si ride, si sorride, ci si commuove fino alle lacrime. Si riflette. Tutto nello spazio di un’ora e venti. I monologhi si susseguono, cambiano le storie, i registri. Alla fine gli applausi alle straordinarie attrici sono, qui più che mai, liberatori. Ci si alza con un buco nello stomaco. Con l’idea che forse questo spettacolo più di altri può funzionare da catalizzatore verso un tema sempre di stringente attualità. E non è solo uno scherzo beffardo del destino l’aver letto sui giornali, il giorno dopo lo spettacolo, di altri due casi di donne massacrate dai loro compagni ma il sintomo che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza ed è sempre più stringente la necessità di parlare, raccontare, creare cultura del rispetto e ridare senso e significato nuovi al valore della vita e della persona umana al di là dei sessi, ricostruire insomma una nuova grammatica della sentimentalità e della sessualità. E un Teatro di impegno civile, di cui  “Ferite a morte” è degno rappresentante, può servire anche a questo. A sensibilizzare e ad educare o quanto meno, a non far finta di nulla.

Che poi la maleducazione sia sempre dietro l’angolo è tutta un’altra storia. A pochi minuti dall’inizio dello spettacolo Lella Costa si è vista costretta – con professionismo consumato ma con severa e caustica fermezza – ad improvvisare sul testo per redarguire alcuni spettatori nelle prime file della platea che armeggiavano con tablet e smartphone causando evidente difficoltà di concentrazione all’attrice. Fu poco prima involontaria profetessa nel raccontarci, nella cortese e squisita chiacchierata che ci ha concesso, insieme ad Orsetta e Rita,  prima dello spettacolo, di come sempre più spesso è difficile fare teatro per un pubblico sempre più schiavo di smartphone e tablet e che sembra più calamitato dal visore luminoso che da ciò che si svolge sul palcoscenico. Nessuno ci costringe ad andare a teatro. Se decidiamo di andare almeno portiamo con noi (oltre a smartphone e tablet che devono sempre buona norma ed eleganza essere tenuti spenti) il sacrosanto rispetto per chi è seduto di fianco a noi e per chi, sul palco, con fatica e passione cerca di fare il proprio lavoro.

Marco Baruffaldi

 

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