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Fotografia Europea 2019 Ateliers Viaduegobbitre 02 Circuito Off

Ateliers Viaduegobbitre 02
Circuito Off

Fotografia Europea 2019

PIETRO SORANO “ESCO”
“Esco… quanto coraggio e quanto tormento possono celarsi dietro questo semplice pensiero.
Ce lo racconta Pietro Sorano con il suo ultimo progetto, un percorso intimo, introspettivo, fortemente caratterizzato da uno stile originale e pittorico. Dal buio si disvelano e susseguono  immagini/simbolo  rivelatrici  del sentire dell’autore. Una coccinella, piccola, smarrita in mezzo al nulla,  con la consapevolezza di essere preziosa, rara. Dal buio riemerge  la sagoma di una chitarra… l’amore per la musica, un armonia perduta o forse solo per un po’dimenticata. Un vaso vuoto… decorato, gradevole, ostentato; un soprammobile inutile, costretto a mostrarsi nonostante la sua apparente inutilità. Intanto il tempo passa, scappa via, pur nell’immobilità di una pendola inerte , arrestata; ma la natura sembra chiamare,  è  il momento di rimettersi  in moto;  l’orologio  chiede di  essere rimesso in funzione,  è ora di fare un rogo di tutto il presente, di ciò che trattiene,   per riuscire a provarci. Il motore per riavviarsi è nel tocco salvifico dell’incontro con l’altra, quel  timido cercare il contatto, il gesto Michelangiolesco della trasmissione della vita. Eccolo quindi l’uomo,  preparato di tutto punto per uscire, iperprotetto,  ancora titubante, ma profondamente  desideroso di essere come lei che arriva  incontro serena… portando la vita. Lei è la fuori… dove lui vorrebbe essere .”

MARTINA BIANCHI “CAFFE’ CORRETTO COGNAC”
È bella di notte la città. C’è pericolo ma pure libertà. C’é un luogo con le porte sempre aperte che non fa differenze. In questo luogo ci girano coloro senza sonno, gli artisti, i giocatori, i camionisti, i lupi solitari. Sono loro che si nascondono nei locali e si confondono tra le ombre. Ogni notte i bar faticano a chiudere perchè può esserci sempre qualcuno che ha bisogno di un caffè, UN CAFFE’ CORRETTO COGNAC, di un amaro o di un po’ di compagnia. Ci si saluta e ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone perdono i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l’assoluzione.. Nessuno chiede il conto di notte. Escono i trasformati, le puttane, le spogliarelliste, i quali di giorno vengono respinti. È una tasca rivoltata, la notte nella città. La città, di notte, è un paese civile.

DANIELE CORRADINI  “LIEBESTOD (MORTE D’AMORE)
Nel mio girovagare sul web, sono rimasto profondamente colpito da un testo di Giuseppe Perfetto incontrato casualmente: “Nell’acme dell’amplesso vi è l’esperienza della con-fusione, dove quasi i confini dell’Io dell’uno si compenetrano in quelli dell’altro, v’è una coscienza che collassa su se stessa (implode/esplode) e v’è l’idea dell’invasione della propria personalità che, simbolicamente”, muore. Bataille [1987] scrive: <<Il significato ultimo dell’erotismo è la fusione, la soppressione del limite… La voluttà è così simile allo spreco rovinoso che chiamiamo “piccola morte” il momento del suo parossismo>>…”
Approfondendo l’argomento mi sono imbattuto nel Tristan und Isolde di Wagner, dove il tema della “morte nell’altro”, della “con-fusione”, è sviluppato in modo mirabile. Tristano e Isotta desiderano fondersi l’uno nell’altra, nella pace della notte dove i sensi e i sentimenti possono liberarsi dalle convenzioni del giorno. E la notte scivola nella morte, dove i due amanti credono di poter trovare la pace e l’unione eterna. Ma esiste l’amore assoluto? Può esistere la completa ed eterna fusione di due anime? Può realizzarsi l’annullamento, o meglio la sublimazione dell’io nell’altro? O è solo un’invenzione del tutto umana e romantica per sottrarsi alla solitudine? Il Nirvana, l’Illuminazione, l’Estasi, può essere un’esperienza condivisa e duratura? O è solo la voluttà di un attimo?

ERICA CAMPANELLA  “LOVE ME”
Per l’artista l’amore non è solo un sentimento, ma una decisione di vita fatto di attenzioni, gesti d’amore, tra ricordi, attese e sogni. Le emozioni ci segnano , ed ogni giorno sperimentiamo le nostre fragilità. Il lavoro di Erica Campanella può essere riassunto nel trittico di parole: Amore, bellezza, ricordo
L’artista offre e svela mediante un racconto il corpo femminile. Quel corpo che nel passato si velava di paure ed incertezze, ora si “veste” della sua “nudità”, trovando nella sua “carne” il suo abito naturale. Un corpo che lega intimità ed eros, attesa e possibilità. Le gambe, le labbra e le mani si scoprono linfa vitale di emozioni, di gesti. Danzano, si muovono. Giocando con ricordi di infiniti e passati amplessi o tendendosi verso nuovi e possibili floreali amanti rappresenta la metafora dal concepimento e dalla procreazione all’appassimento e il ricordo. Nel corpo ciascun dettaglio è accompagnato nella sua naturalezza, suggerendo percorsi dove la macchina fotografica diventa lente di intime e segrete svelate relazioni.
La monocromia, accentuando volutamente la grana, si articola in un gesto semplice capace di costruire una partitura di luci e ombre con chiarezza di forma e identità. “Questa è la mia storia…” dice l’artista: un piccolo mondo, dove ogni donna può riconoscersi, attraverso le immagini di una donna che liberata da tabù indossa il suo “abito” più naturale “LA NUDITA’ “ e ritrova se stessa nella istintiva ed elegante “ancestrale contemporaneità” .

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