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Patti Smith a Parma

Patti Smith a Parma
“Higher Learning” – la mostra fotografica (Palazzo del Governatore)
 Conferimento della laurea ad honorem  (Università di Parma)
“Grateful” – il concerto (Teatro Regio)

 

Dopo  Ferrara (2004), Bologna (2008) e Firenze (2009), quest’anno tocca alla città di  Parma a rendere omaggio a Patti Smith, figura di donna e di artista tra le più affascinanti apparse sulla scena culturale americana ed internazionale dalla fine degli anni ’60 ad oggi, a riconferma di un legame duraturo e saldissimo con il nostro paese iniziato con le prime esibizioni live in Italia nei due storici concerti di Bologna e Firenze nel 1979 che paradossalmente siglarono la fine della prima parte della vita artistica di Patti Smith. La città di Parma è diventata dunque palcoscenico, nei primi giorni di maggio, di una serie di eventi che non solo celebrano alcune delle diverse anime artistiche di Patti Smith ma si è offerta anche come sfondo per un contatto ravvicinato con la donna che, pervasa da una curiosità continua di apprendere e migliorare che sembra non avere limiti a dispetto degli ormai compiuti settant’anni, non si nega alla città, ai suoi abitanti e soprattutto alle sue offerte culturali. Già dall’8 aprile (e fino al 16 luglio) sono state inaugurate presso la centralissima sede espositiva di Palazzo del Governatore che si affaccia su Piazza Garibaldi le due mostre “Patti Smith – Higher Learning” e “The NY Scene”.  Il  3 maggio l’Università di Parma ha poi conferito a Patti Smith la laurea magistrale honoris causa in “Lettere classiche e moderne” a riconoscimento del valore letterario del corpus poetico, lirico e narrativo prodotto dalla Smith nel corso della sua carriera. Infine il 4 maggio il Teatro Regio di Parma è stato sede del debutto del nuovo tour italiano “Grateful”  : 7 concerti per testimoniare  – da Parma a Torino, da San Remo a Verona, da Cremona a Bologna e concludendo a Roma  – il profondo senso di gratitudine per il nostro paese che l’ha sempre amata, sostenuta e ha rappresentato per la Smith uno di quegli strumenti , se non ilprincipale,  di “più elevato apprendimento culturale”.

 PALAZZO DEL GOVERNATORE | 8 APRILE -16 LUGLIO 2017
 PATTI SMITH “HIGHER LEARNING” (120 opere fotografiche)

Attraverso una rampa di scale si sale al secondo piano di Palazzo del Governatore dove è allestita la mostra “Higher Learnig” di Patti Smith. Arrivati nell’atrio lo sguardo viene subito attirato dalla saletta centrale all’interno della quale una riproduzione fotografica di un puttino è proiettata sulla parete centrale e si è accolti dal rilassante suono di acqua che scorre. Installazione video sonora del particolare di una fontana. Qui si può sostare qualche istante per preparare lo spirito e i sensi alla visione della mostra. Spazio di decantazione che ci invita a lasciare al di fuori i rumori dell’esterno e a prepararsi alla visione del mondo interiore di Patti Smith restituitoci attraverso gli oltre cento scatti della sua fedelissima (e vintage) Polaroid Land 250.

La mostra si snoda attraverso otto sale nelle quali, oltre alle fotografie, in due bacheche di vetro sono raccolti oggetti personali di Patti appositamente selezionati dall’artista per la mostra: i suoi  occhiali da lettura, una delle sue macchine fotografiche Land 250, edizioni d’antiquariato di alcuni dei suoi libri più amati (si va da una pregevole edizione illustrata di “Pinocchio” di Collodi a “Una stagione all’Inferno” di Rimbaud, da “Howl e altre poesie” di Ginsberg a “Versi scelti” di Verlain,  “Poemi” di William Blake,Diario del ladro” di Genet),  una tazza da caffè, i suoi ex libris ed oggetti in un qualche modo legati alla religione cristiano – cattolica (più intesi come oggetti iconici che non religiosi in senso stretto).

I corridoi che separano le otto sale sono contrassegnati da citazioni di Rimbaud, Bukowski, Fellini, Verdi, Puccini e ci conducono nella sala denominata  “Patti Smith’s Library” una installazione che raccoglie film, manifesti cinematografici e libri personalmente selezionati da Patti Smith. Oltre che rappresentare e contenere buona parte dei suoi punti di riferimento culturali  (inutile dire che vi è molto del patrimonio culturale  prodotto anche dal nostro paese), Patti intende anche offrire una vera esperienza di lettura poiché i visitatori possono consultare e leggere i libri selezionati tra i tanti che l’hanno ispirata e che hanno guidato il suo lavoro. All’interno di questa affascinante “libreria” si trova anche l’opera “Scultura d’ombra” di Claudio Parmiggiani.

Se quanto si è appena descritto può sembrare solo elemento di contorno oppure il contenitore della mostra, in realtà è la primaria chiave di lettura per comprendere poi l’estetica fotografica di Patti Smith e ciò che si può poi ammirare nelle otto sale in cui sono raccolte le fotografie. Patti Smith infatti riversa nelle fotografie non solo il suo sguardo sghembo sul mondo ma le fotografie diventano pure il personale e costante tributo ai suoi  maestri, all’arte tout court.

Patti Smith, il cui amico più fraterno è stato proprio uno dei massimi fotografi del Novecento come Robert Mapplethorpe, non ha certo l’intenzione di competere su quel terreno. Lo scorso anno in una bella intervista concessa a Nadja Sayej (The Guardian 27/03/2016) Patti affermava di non aver certo l’intenzione di cambiare il mondo con la fotografia e affermava “Non mi considero una fotografa. Faccio un sacco di foto; è parte della mia vita. E’ difficile per me trovare la solitudine che mi serve per scrivere quando sono in viaggio ma con la mia macchina posso andare a fare un giretto – visitare un cimitero, guardare le statue o i particolari architettonici – e se faccio una foto che mi piace, allora mi sento come se avessi concluso qualcosa”.

Se da una parte questa può sembrare una eccellente lezione di umiltà e di understatement è altresì innegabile che Patti Smith faccia però una scelta estetica ben precisa: in anni in cui le tecnologie digitali e software come Photoshop e simili hanno reso possibile a chiunque possegga anche solo  uno smartphone di proclamarsi “fotografo”, Patti Smith usa una Land 250 commercializzata dalla Polaroid negli anni sessanta. Si tratta di una macchina fotografica con caricatori a sviluppo istantaneo della fotografia frutto dell’invenzione di  Edwin Land il quale, studiando la tecnica nota di combinare insieme sviluppo e fissaggio, cercò di ottenere una foto che potesse essere vista immediatamente. La sua innovazione fu separare il procedimento di sviluppo da quello di stampa attraverso un sottile strato di gel che permetteva all’argento sviluppato di migrare dallo strato della pellicola a uno strato che lo riceveva, quello della stampa. Lo scatto. Qualche minuto di attesa e il risultato immediatamente visibile come mezzo di connessione con l’istante. Non solo lo strumento ma anche l’estetica che Patti sceglie è quella del vintage che le permette però di riconnettersi all’estetica creata da Warhol e Makos. Inoltre i limiti del mezzo diventano la cifra stilistica delle immagini catturate da Patti Smith: se la focale poco permette di catturare campi medi e lunghi dell’immagine ecco allora che Patti restringe il campo al dettaglio, al particolare, al frammento.

Se la scarsa maneggevolezza della macchina non permette sempre messe a fuoco perfette ecco che Patti accentua le sfocature, alimenta il movimento suggerito – a titolo d’esempio –  dalle strutture gotiche del Duomo di Milano creando un senso di spettrale movimento, denuncia anche la frenesia dell’artista nel ricavare stampe esposte alla luce ancor prima del loro completo fissaggio.

I temi delle fotografie sono una esaltazione del ricordo della memoria del tramandare ai posteri i padri culturali della sua personale formazione artistico – culturale. Testimonianza dei suoi pellegrinaggi nei cimiteri di mezzo mondo a portare doveroso omaggio ai grandi della letteratura della poesia, della musica e del pensiero. Le mille città visitate durante i viaggi e le tournée sono sintetizzati nei dettagli di statue di elementi architettonici che estrapolati dal contesto potrebbero essere di una e mille altre città, le insegne dei caffè (Patti Smith ha una adorazione quasi smodata per la bevanda e  i locali dove si serve il caffè fatto a regola d’arte).

Tra i “Sepolcri” di Foscolo e le “Rimembranze” di Leopardi si può costringere, pur con qualche forzatura, l’universo di pensiero che performa l’ immaginifico che nelle fotografie  Patti Smith riversa ed emerge una visione estetica che poco ha a che vedere con la perfezione e la bellezza classica dell’immagine fotografica ma è una visione forte che, attraverso il suo rigoroso bianco e nero e alle artigianali procedure di stampa (a getto di inchiostro o gelatina d’argento) rimanda anche alle immagine archetipiche degli albori della storia della fotografia in un trait d’union che unisce la classicità alla pop art al contemporaneo.

AUDITORIUM PAGANINI | 3 MAGGIO 2107
CONFERIMENTO DEL TITOLO DI DOTTORESSA MAGISTRALE AD HONOREM IN “LETTERE CLASSICHE E MODERNE” A PATTI SMITH

Il conferimento della laurea ad honorem da parte dell’Università di Parma  in “Lettere classiche e moderne” oltre ad inaugurare un vero e proprio “tour de force” di appuntamenti artistico culturali che hanno visto Patti Smith protagonista nella città di Parma per tre intense giornate, ha rappresentato soprattutto  il riconoscimento accademico  del valore letterario dell’opera della poliedrica artista americana : dall’intero corpus poetico alle liriche delle canzoni ai bellissimi memoir “Just Kids” e “M Train” .

La cerimonia si è svolta, come era prevedibile, in un Auditorium gremito non solo da personalità del mondo accademico, autorità, giornalisti e fotografi ma anche da parecchi studenti, semplici curiosi e tanti ammiratori della Smith.

Il rettore dell’Università di Parma ha accolto personalmente Patti Smith al suo arrivo all’Auditorium e forse ha mostrato qualche preoccupazione per il fatto che la Smith, dopo i convenevoli di rito, ha voluto soffermarsi davanti all’ingresso dell’Auditorium per ascoltare una band di giovani universitari che stavano intrattenendo il pubblico che via via si stava accalcando all’ingresso: di fronte ad una cover in salsa soul di “Gloria” la Smith ha iniziato a battere le mani e ballare sotto gli occhi un poco divertiti e un poco preoccupati del Rettore. Unico momento informale di un protocollo per altro formale e rigido in tono con la serietà dell’evento.

Poco dopo le 18.00 la cerimonia di conferimento della Laurea ha avuto inizio: l’ingresso di Patti Smith, visibilmente commossa e sempre accompagnata dal Rettore dell’Università di Parma, Prof. Loris Borghi, è stato accompagnato da un calorosissimo applauso.

Il Coro  e l’Orchestra universitari  hanno dato il via alla parte ufficiale della cerimonia eseguendo alcuni brani vocali e sinfonici (in omaggio anche alla nota passione di Patti Smith per l’opera lirica, soprattutto per il melodramma italiano).

Il Rettore Prof. Loris Borghi ha poi preso la parola e dopo il saluto di rito ha brevemente illustrato la biografia e le opere di Patti Smith ricordando che la decisione di conferire all’artista statunitense questo riconoscimento è sia dettato dalla volontà dell’ Ateneo di “collocarsi appieno al crocevia di saperi e di prassi che, nel tenere ben presenti le sfide scientifiche e tecnologiche del nostro tempo, si mantengono solidamente ancorati a concetti e valori di humanitas di cui sono primieramente depositari e cultori gli ambiti delle lettere e delle arti, della creatività e delle discipline sociali “ riconoscendo a Patti Smith un impegno artistico che “da sempre si contraddistingue per la ricerca e la sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi capaci, nel contempo, di veicolare contenuti spirituali e sociali di particolare rilevanza” sia dal forte legame che Patti Smith ha con l’Italia e con il suo patrimonio artistico e culturale.

Infine il Rettore ha poi ricordato come il conferimento della Laurea honoris causa sia “tutt’altro che un semplice atto formale. Si tratta, per contro, di un momento ufficiale, un atto di alta responsabilità scientifica, sociale ed etica, in cui l’intero corpo accademico accoglie a pieno titolo nella propria Comunità una figura illustre, che ha acquisito distintivi meriti nel campo della ricerca, della cultura, delle professioni, del lavoro e dell’impegno sociale. Questo riconoscimento è un atto concreto, in quanto la Laurea ad honorem ha pieno valore legale, è equiparata alla Laurea Magistrale e il suo conferimento, dopo le deliberazioni degli Organi dell’Ateneo, è reso efficace dal nulla osta del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che, nel caso di Patti Smith,si è realizzato in data 30 settembre 2016”.

Il Prof. Massimo Magnani (Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Lettere Classiche e Moderne) ha poi illustrato la motivazione della proposta di conferimento della Laurea avanzata nel giugno 2016 al Consiglio di Dipartimento dal Prof. Diego  Saglia (Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche , Sociali e delle Imprese Culturali) : “(…) Musicista e fotografa, oltre che poetessa, Patti Smith ha sviluppato nel corso della sua lunga carriera una poliedricità artistica  e intellettuale che, assieme al suo costante impegno professionale e intellettuale, hanno fatto di lei una figura centrale nel panorama culturale internazionale dalla fine del Novecento a oggi, diventando un punto di riferimento per gli studi di letteratura contemporanea di lingua inglese nonché, in traduzione, di altre lingue”.

Molto bella ed interessante poi la Laudatio del Prof. Diego Saglia (eccezionalmente tenuta in lingua inglese) che di fatto ci ha un poco riportato tra i banchi universitari trattandosi a tutti gli effetti di una vera e propria lezione accademica sui contenuti, le forme, i segni dell’intero corpus letterario di Patti Smith. Per Saglia elementi centrali della ricerca artistica di Patti Smith sono il tentativo di decodifica, attraverso la scrittura (e la riscrittura) e la lettura (e la rilettura) del reale visto come intreccio complesso di segni che si presentano a noi come indizi di un enigma che, per altro, eludono costantemente i nostri tentativi di dar loro senso e significato; la “conversazione ininterrotta con i morti” ; il valore centrale della scrittura e della lettura che si fanno “chiavi e percorsi” e che ci aiutano ad entrare in connessione con le voci del passato, unico modo per raggiungere una “dimensione più alta”; la scrittura che prende forma e si completa con l’interazione e in dialogo continuo con altre arti come la pittura, la fotografia, la musica e il racconto cinematografico e televisivo. E’ nota la passione quasi smodata di Patti Smith per la serie Tv “The Killing”: infatti per Patti Smith “ i poeti, come i detective, tentano di svelare i misteri  dei segni beffardi che compongono il reale, rincorrendo eternamente le “illuminazioni” (Rimbaud) o i “momenti di importanza” (Virginia Wolfe)”. Infine altro elemento centrale nella poetica della Smith è l’elemento del viaggio non solo come elemento fisico che denota spostamento “nella polifonia  e cacofonia dei segni del mondo” ma anche e soprattutto come “pellegrinaggio nei luoghi delle figure chiave della sua immaginazione”, elemento quest’ultimo che ci introduce nella concezione delle scrittura per Patti Smith come  “ pratica sacrale”. Ma il sacro che è nella vita terrena non è disgiunto dall’ apprendere chi davvero siamo per scoprire, attraverso le arti, il nostro ruolo nel mondo e il nostro potere perché “attraverso le sue opere, Smith invita i lettori a rinascere in questo mondo – a entrare in una realtà più intensa e  vera. I poeti ci danno parole. E non solo i poeti – anche gli altri scrittori, i cantanti e i performers, gli artisti più in generale. Ci prestano parole. Per un po’ o per sempre. Attraverso di loro,  possiamo essere ed agire in modo diverso – in questo mondo ma anche guardando oltre esso”.

Alla fine della Laudatio  il Rettore aiuta Patti Smith ad indossare la toga e il Tocco cerimoniali e le conferisce la Pergamena proclamandola Dottoressa Magistrale in Lettere Antiche e Moderne. Patti visibilmente commossa e con gli occhi velati dalle lacrime accoglie gli applausi della platea e le congratulazioni del corpo accademico e si accomoda poi al leggio per concludere  la giornata con la sua Lectio Magistralis.

A supporto della sua lezione intitolata “Higher Learnig” – incentrata sulla rievocazione del suo “apprendistato” come lettrice e poi artista e sul valore fondante della cultura come mezzo di apprendimento e di elevazione ma soprattutto come strumento fondamentale per utilizzare il tempo della nostra vita a migliorarci per costruire una società e un mondo più solidale in cui gli esseri umani sono in stretta connessione gli uni con gli altri in una reciproca relazione di auto aiuto  –  Patti Smith ha utilizzato quattro segmenti del documentario “A dream of Life”  che Steven Sebring ha realizzato nell’arco di un decennio seguendo quasi come un ombra  il lavoro della Smith; ha declamato i versi della canzone “People have the power” e del componimento di Allen Ginsberg “Footnote to Howl”; letto un capitolo (The Hour of Noon”) del suo ultimo libro “M TRAIN”. Prima di concludere con la recitazione dell’ intenso e provocatorio testo di Ginsberg, Patti ha così ringraziato: “Ricevere questa onorificenza oggi mi dà una forza rinnovata per fare il mio lavoro, ma, in qualche modo, mi rende anche più umile e mi rammenta che noi tutti siamo qui al servizio gli uni degli altri”.

Dopo quasi tre ore dall’inizio, la Cerimonia ha fine. Patti Smith viene circondata dai docenti che si congratulano, dai fotografi che si assiepano sotto la platea dell’Auditorium. Lei,  felice, commossa ma anche un poco affaticata,  fende la folla con il suo sguardo obliquo alla ricerca di un volto tra la folla. Lo intravede.  Tende la mano invitando quella persona  a raggiungerla sul palcoscenico dell’Auditorium,  quasi a dire “ho bisogno di condividere questo momento con te”. E’ la figlia Jesse Paris Smith.

Video prodotto e realizzato dall’Università di Parma e pubblicato per gentile concessione dell’Ateneo

TEATRO REGIO (PARMA) | 4 MAGGIO 2017
“GRATEFUL” – IL CONCERTO

Discograficamente ferma dal 2012 (l’ultimo album in studio è infatti “Bagna” del 2012) Patti Smith non ha certo bisogno di nuove pubblicazioni per trovare la scusa di suonare in giro per il mondo. Da parecchi anni infatti, come l’amico Bob Dylan, è impegnata in una sorta di neverending tour  in cui il copione è pressoché sempre lo stesso ma i suoi live hanno sempre la caratteristica di una vera e propria celebrazione di un rito (per definizione sempre uguale a se stesso) potendo contare su uno zoccolo duro di fan sparsi per il mondo e permettendosi il lusso di conquistarne pure di nuovi tra le generazioni più giovani senza pubblicare dischi o senza aver mai contato su vendite clamorose. Patti Smith è un” classico” nel senso più nobile del termine e a un classico non si chiede altro che di essere se stesso.

Reduce da un tour in Australia durante il quale ha celebrato il  suo disco d’esordio (l’esecuzione integrale del seminale “Horses” del 1975), Patti Smith arriva a Parma e,  complice l’occasione del conferimento della Laurea Magistrale in Lettere Classiche e Moderne, quale occasione migliore per esprimere la sua riconoscenza e gratitudine per la città che le mette a disposizione( per la seconda volta in pochi anni) il Teatro Regio se non con una delle sue performance live.

“Grateful” è il nome dato al concerto. E “Grateful” è il nome del tour che Patti porta in altre sei città italiane per estendere questo senso di gratitudine anche all’Italia alla quale è da sempre legatissima e che più e più volte le ha tributato riconoscimenti e celebrazioni nel corso degli ultimi venti anni (per non riandare, poi,  con la memoria ai due memorabili concerti di Bologna e Firenze del 1979 che rappresentarono i primi concerti di massa per il nostro paese in tempi ancora molto oscuri e complessi politicamente e storicamente)

Il Teatro Regio, diciamolo subito, ha su Patti un effetto intimorente. Nel concerto che tenne nel dicembre 2014 lo dichiarò espressamente (“questo bellissimo e storico teatro mi intimorisce …sarà che vi aleggia lo spirito del grandissimo Giuseppe Verdi”). E anche questa sera si percepisce che il luogo in cui si esibisce esige da lei un rispetto e un riconoscimento che poco ha a che fare con il mondo del rock e con l’anima maudit di Patti che quando esce allo scoperto tramuta i suoi classici di sempre in un rito pagano che coinvolge il pubblico e si tramuta in pura energia rock‘n’roll . Mettiamola così: il Teatro Regio ha il potere di inibire l’anima punk di patti. Ma tant’è.

Entra in scena con la band allestita per l’occasione e composta dai due figli Jesse Paris Smith (tastiere) e Jackson Smith (chitarra elettrica) e dall’ormai suo secondo braccio destro (dopo il veterano Lenny Kaye) Tony Shanahan (basso, chitarre e background vocals)  e dal batterista Seb Rochford. Patti indossa sotto il gilet e la classica giacca nera da uomo la t shirt azzurra (e decisamente oversized)  dell’Università di Parma, regalatale il giorno prima dal Rettore al termine della cerimonia di conferimento della Laurea.

Solo 12 i pezzi in scaletta. L’inizio è affidato alla dolcissima “Wing” tanto per riscaldare gli strumenti e la voce poi si parte con due dei suoi grandi classici come “Ghost Dance” e “Redondo Beach”. Patti Spesso guadagna il proscenio e saluta il pubblico con la mano creando un legame di continua vicinanza e poi ringrazia ufficialmente la band di ragazzi che davanti all’Auditorium Paganini le avevano offerto il giorno prima la loro personale interpretazione di “Gloria”. Si prosegue poi con “Grateful”, la sempre splendida “Dancing Barefoot” poi, dedicata a tutti gli artisti e musicisti emergenti “My Bleakean Year”.  Poi il concerto decolla definitivamente:  prima la splendida versione di “When Doves Cry” – omaggio a Prince (già presente nella bella raccolta “Land” del 2002 ma che, oggi che il folletto di Minneapolis non è più tra noi, assume ben altro e più alto significato) poi quella “Beneath the Southern Cross” che nel corso degli anni è diventato il vero fulcro del concerto di Patti , uno di quei brani che migliorano di anno in anno nelle esecuzioni live e non casualmente poiché in questo brano Patti rende omaggio a tutti coloro a lei vicini  che hanno lasciato più o meno prematuramente  questa terra. Il secondo omaggio è al suo maestro Bob Dylan: “A Hard Rain’s A-Gonna Fall” ormai entrata, dopo la famosa e sfortunata esecuzione a Stoccolma (in occasione dell’accettazione del Premio Nobel per la Letteratura a Dylan il quale mandò Patti a rappresentarlo), di diritto in repertorio e più o meno ironicamente la esegue con il foglio del testo ben davanti. La memoria non è mai stata un punto forte di Patti Smith.

Ci si avvia poi alla conclusione con la classica e sempre d’impatto “Pissing in the River” e in chiusura l’omaggio al marito Fred “Sonic” Smith, quella “Because the Night” che il pubblico vuole sempre e comunque essendo di fatto l’unica hit che abbia regalato a Patti Smith nei tardi anni settanta la notorietà. Il bis di prassi è affidato all’altro brano che lega Patti al marito scomparso, quella “People Have The Power” che Patti e Fred scrissero insieme per l’album al quale lavorarono per circa 9 anni (lo sfortunato “Dream of Life” del 1988 che segnò il ritorno alla discografia di Patti Smith dopo il suo ritiro dalle scene nel 1979. Secondo alcuni biografi di Patti Smith il parziale insuccesso di quel disco nel quale Fred” Sonic” Smith aveva investito molte energie segnò il momento di rottura psichico e fisico per Fred e la sua discesa negli inferi dell’alcolismo. Morirà il 4 novembre 1994  ufficialmente per infarto).

Tony Shanahan ha creato, per questo giro di concerti, e in particolare per questa serata al Teatro Regio,  arrangiamenti che esaltano le linee melodiche delle canzoni e la voce di Patti Smith, mantenendo le sonorità in un ambito prevalentemente acustico solo sporcate occasionalmente dalla chitarra elettrica di Jackson Smith.

Nelle date successive del  “Grateful Tour” dedicato all’Italia il suono si sposterà invece più sul classico assetto rock  (chitarra, basso,  batteria) dovuto anche al rientro negli USA di Jesse Paris Smith e in scaletta verrà reinserito l’altro grande classico di ogni concerto di Patti ovvero quella “ Gloria/In Excelsis Deo” che apre l’album “Horses” e le cover “Perfect day” di Lou Reed  o “Can’t Help Falling in Love” di Elvis Presley. Il grande successo di pubblico del tour (tutte sold out le sette date) riconfermano ancora una volta l’enorme affetto che lega il pubblico italiano a Patti Smith.

Alla prossima Patti. Come sempre ci saremo.

Marco Baruffaldi

 

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