Art Photo On Air

The NY Scene

THE NY SCENE
Arte, cultura e nuove avanguardie anni 70 – 80
Palazzo del Governatore – Parma
8 aprile – 16 luglio 2017

Dopo  Ferrara (2004), Bologna (2008) e Firenze (2009), quest’anno tocca alla città di  Parma a rendere omaggio a Patti Smith, figura di donna e di artista tra le più affascinanti apparse sulla scena culturale americana ed internazionale dalla fine degli anni ’60 ad oggi, a riconferma di un legame duraturo e saldissimo con il nostro paese iniziato con le prime esibizioni live in Italia nei due storici concerti di Bologna e Firenze nel 1979 che paradossalmente siglarono la fine della prima parte della vita artistica di Patti Smith.  Infatti dopo un esordio con il seminale “Horses” (1975) –  che segnava l’approdo al rock dopo anni di sperimentazioni nella poesia sul solco dei poeti della beat generation ( ben cinque raccolte di poesie pubblicate tra il 1972 e il 1973)  – e altri tre dischi come “Radio Ethiopia” (1976), “Easter” (1978) e “Wave”(1979), Patti Smith proprio in Italia, dopo il concerto fiorentino del 1979,  liquida la band, torna in America, si sposa con Fred “Sonic” Smith (membro fondatore e chitarrista degli MC5) e si ritira a vita privata per fare ciò che al tempo sembrò una scelta di vita quasi paradossale per una artista che si era guadagnata sul campo il titolo di “sacerdotessa del rock”  e che veniva riconosciuta già (a dispetto di non eccelse vendite discografiche e di un rapporto quanto meno conflittuale con la critica) come una delle figure di primo spicco della nascente scena punk e new wave , ovvero essere semplicemente moglie e  madre.

La città di Parma è diventata dunque palcoscenico, nella scorsa settimana, di una serie di eventi che non solo celebrano alcune delle diverse anime artistiche di Patti Smith ma si è offerta anche come sfondo per un contatto ravvicinato con la donna che, pervasa da una curiosità continua di apprendere e migliorare che sembra non avere limiti a dispetto degli ormai compiuti settant’anni, non si nega alla città, ai suoi abitanti e soprattutto alle sue offerte culturali: arrivata a Parma nel pomeriggio di martedì , si è infatti subito recata con la figlia Jesse Paris  in visita ad alcuni dei principali monumenti della città accompagnata dalla manager Rita Zappador.

Già dall’8 aprile (e fino al 16 luglio) sono state inaugurate presso la centralissima sede espositiva di Palazzo del Governatore che si affaccia su Piazza Garibaldi le due mostre “Patti Smith – Higher Learning” e “The NY Scene”.  Il  3 maggio l’Università di Parma ha poi conferito a Patti Smith la laurea magistrale honoris causa in “Lettere classiche e moderne” a riconoscimento del valore letterario del corpus poetico, lirico e narrativo prodotto dalla Smith nel corso della sua carriera. Infine il 4 maggio il Teatro Regio di Parma è stato sede del debutto del nuovo tour italiano “Grateful”  : 7 concerti per testimoniare  – da Parma a Torino, da San Remo a Verona, da Cremona a Bologna e concludendo a Roma  – il profondo senso di gratitudine per il nostro paese che l’ha sempre amata, sostenuta e ha rappresentato per la Smith uno di quegli strumenti , se non ilprincipale,  di “più elevato apprendimento culturale”.

THE NY SCENE  –  Arte, cultura e nuove avanguardie anni 70 – 80

Al primo piano del Palazzo del Governatore è allestita la mostra “The NY Scene (Arte, cultura e nuove avanguardie anni 70 – 80)” che raccoglie oltre 150 opere di alcuni tra i più grandi protagonisti della scena artistico – culturale newyorkese tra fine anni sessanta e anni ottanta. La mostra  – oltre alla propedeutica e necessaria lettura del bellissimo memoir “Just Kids” di Patti Smith (Edito in Italia da Feltrinelli nel 2010) –  ben rappresenta il ritratto di quella scena e di quella città nella quale una poco più che ventenne Patricia Lee Smith, proveniente dal New Jersey , si getta a capofitto stringendo legami e amicizie che nel corso di pochi anni costituiranno un vero e proprio  apprendistato culturale per quella ossuta ragazzina con l’ambizione di diventare una poetessa e una artista come unica via di fuga dalla poco stimolante vita di provincia.

Il visitatore viene accolto dalla proiezione del film “Chelsea Girls” di Andy Warhol (1966): narrazione monumentale (quasi  4  ore di durata), sperimentale (Il film è costituito da una serie di dodici piani-sequenza, realizzati ora con la macchina fissa, ora con zoom improvvisi e veloci, ora con panoramiche orizzontali e verticali e i rulli vengono proiettati su due schermi, alternando quattro segmenti a colori e otto in bianco e nero), provocatoria (per la prima volta vengono mostrate ed esibite scene di esplicito consumo di droga, rapporti tra omosessuali, presenza di travestiti ecc.) della varia ed assortita umanità che affolla ed alloggia il celebre Chelsea Hotel che di lì a pochi anni sarebbe diventato un luogo simbolo della scena culturale underground di New York.

A destra e a sinistra della sala nella quale si trova il  grande schermo su cui è proiettato il film di Warhol sono allestite le due ali  (The East Side e The West Side) della mostra che ospita fotografie dello stesso Warhol, del poeta Allen Ginsberg e a seguire opere di  Nan Goldin, Christopher Makos, Gianfranco Gorgoni, Ron Galella (uno dei più celebri paparazzi) che ci offrono il loro personalissimo sguardo, mediato dalla macchina  fotografica, sulla città di New York, sulla brulicante comunità artistica, culturale e mondana che la popola e su quelle istanze che cambieranno per sempre la percezione del mondo, dei comportamenti e dei linguaggi. E’ infatti su quel palcoscenico straordinario che si affermeranno e si mescoleranno, fino ad assumere una posto di primo piano, la pop art, la gay culture, la scena underground, il fermento che proveniva dai ghetti, gli ultimi sopravvissuti (e ormai istituzionalizzati) poeti e scrittori della beat generation  e protagonisti  vecchi e nuovi di una delle più fervide e creative stagioni che la musica rock e pop abbiano mai conosciuto.

Non si può non menzionare poi la piccola sala dedicata a Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi e provocatori fotografi del Novecento.  Una sola immagine fotografica:  “Skull” del 1988, scattata pochi mesi prima della morte avvenuta il 9 marzo 1989. Nel vetro che protegge la fotografia si rispecchiano le immagini del bellissimo documentario “Mapplethorpe: Look at the picture” di Fenton Bailey e Rendy Barbato (2016).

L’esperienza umana ed artistica di Mapplethorpe diventa così paradigmatica del senso della mostra “The NY Scene” : il giovanissimo e bellissimo Robert che accoglie nel suo piccolo appartamento la giovane e sperduta Patti Smith e insieme vanno alla conquista della grande mela. Si autoalimentano, si spronano a vicenda a creare,  si amano,  si lasciano,  sono musa l’uno per l’altra, cercano di apprendere dai maestri per trovare il proprio linguaggio, tendono al superamento degli schemi e dei limiti . Sono amici, sono “poco più che bambini” (“Just kids”) ma di quella mela, morso dopo morso, successo dopo successo, ne diverranno finalmente protagonisti poi ognuno per la propria strada sempre però legati da un rapporto di amicizia profondo e amorevole.  Fino a che una “malattia con un piccolo nome” (Prince “Sign’ o’ the time”) farà capire a tutti che anche a New York la festa è finita. Da metà anni ’80 inizia l’ecatombe. Robert Mapplethorpe sarà solo una delle ultime vittime illustri. Keith Haring lo seguirà l’anno successivo.

Simbolicamente, e forse non solo simbolicamente,  la morte di Robert Mapplethorpe nel marzo 1989 segna davvero la fine di quella “NY Scene” e la fine di un’epoca.

Marco Baruffaldi

Info autore

ArtMaker.tv

ArtMaker.tv

ArtMaker Web Tv è un canale d’informazione tematico dedicato all’Arte nel suo significato più ampio e in particolare è rivolto alla realtà artistica della città di Reggio e della sua provincia, da sempre scenario ricco di eventi e iniziative di pregevole valore. Tramite le immagini, ArtMaker Web Tv racconta i modi e i luoghi dell’Arte e soprattutto il talento delle persone, il loro entusiasmo e la loro passione. Con approfondimenti e interviste per conoscere meglio i protagonisti della scena artistica reggiana e non solo.

Lascia un Commento